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venerdì 9 ottobre 2026

Le recensioni del Grognardo: La trilogia degli Avatar

In rete si trovano una moltitudine di articoli sui migliori moduli di D&D. Esistono però anche avventure celebri per la loro bruttezza. Non sono tante a dire il vero, ma quando ti capitano sono dolori. Spesso i giocatori manco se ne accorgono, grazie all’abilità degli arbitri che riempiono i buchi o drizzano le storture della trama.
Specie i DM degli anni ’70/’80 sono maestri di taglia/cuci/crea/riempi/svuota, poiché era prassi degli autori lasciare delle parti da sviluppare anche nei moduli commerciali, quasi fossero compiti a casa. Mi viene da citare esempi come La città perduta, il secondo livello del dungeon dell’infame Bargle, The Ruins of Undermountain, addirittura un’intera regione – Sembia – nel box ambientazione dei Forgotten Realms del 1987. Lo stesso ciclo dei drow, la serie D1-3, prevede una moltitudine di tabelle casuali. Con pochi tiri il DM può riempire la mappa che porta i personaggi fino a Erelhei-Cinlu di cunicoli secondari e terziari. Non a caso in rete, sul forum Dragonsfoot, ci sono contenuti fan-made che arricchiscono il sandbox proposto da Gygax. Magari ne parleremo un’altra volta.

La campagna degli avatar - i moduli FRE1 Shadowdale, FRE2 Tantras e FRE3 Waterdeep - viene pubblicata nel 1989 in coincidenza con l’uscita della 2ª edizione di AD&D. È incentrata su un evento apocalittico che segna la vita di tutti gli abitanti del Faerûn: la rovinosa caduta degli dei. Questo evento segna l’inizio del Periodo dei Disordini (Time of Troubles).

La premessa: qualche furbetto si è fregato le Tavole del Destino. Ao, il padre degli dèi, perde le staffe. Invece di avviare delle indagini serie o, al limite, colpirne uno per educarne cento, decide che è meglio fare una bella rappresaglia. Come un Byron Moreno qualsiasi, espelle tutte le divinità dalle loro agiate residenze sui piani esterni e le fa precipitare sul Piano Materiale. Tutti, tranne Helm che evidentemente è il suo cocco o deve essere l’unico con un contratto da dipendente pubblico. Lo piazza a fare l’usciere — del resto è il dio della Vigilanza, no? — della scalinata che permette di ascendere nuovamente al rango perduto (nota: l’immagine nel modulo mi ricorda la Sentinella di Talisman, quella che impedisce il passaggio dalla regione esterna a quella mediana).
Quindi le incarnazioni degli dei, gli avatar insomma, decidono che bisogna trovare il mattacchione che ha fatto arrabbiare babbo Ao e dargli una rotta di scapaccioni. ’Sta roba degli dei che camminano in mezzo agli uomini deve aver ispirato Gaiman e il suo American Gods. Se così fosse, sarebbe l'unico merito della serie.