In rete si trovano una moltitudine di articoli sui migliori
moduli di D&D. Esistono però anche avventure celebri per la loro bruttezza.
Non sono tante a dire il vero, ma quando ti capitano sono dolori. Spesso i giocatori manco se ne accorgono,
grazie all’abilità degli arbitri che riempiono i buchi o drizzano le storture
della trama.
Specie i DM degli anni ’70/’80 sono maestri di
taglia/cuci/crea/riempi/svuota, poiché era prassi degli autori lasciare delle
parti da sviluppare anche nei moduli commerciali, quasi fossero compiti a casa. Mi viene da citare esempi come La città perduta, il secondo
livello del dungeon dell’infame Bargle, The Ruins
of Undermountain, addirittura un’intera regione – Sembia – nel box ambientazione dei Forgotten Realms del 1987. Lo stesso ciclo dei drow, la serie
D1-3, prevede una moltitudine di tabelle casuali. Con pochi tiri il DM può
riempire la mappa che porta i personaggi fino a Erelhei-Cinlu di cunicoli
secondari e terziari. Non a caso in rete, sul forum Dragonsfoot, ci sono
contenuti fan-made che arricchiscono il sandbox proposto da Gygax. Magari ne
parleremo un’altra volta.
La campagna degli avatar - i moduli FRE1 Shadowdale, FRE2 Tantras e FRE3 Waterdeep - viene pubblicata nel 1989 in
coincidenza con l’uscita della 2ª edizione di AD&D. È incentrata su un evento apocalittico che segna la vita di tutti gli
abitanti del Faerûn: la rovinosa caduta degli dei. Questo
evento segna l’inizio del Periodo dei Disordini (Time of Troubles).
La premessa: qualche furbetto si è fregato le Tavole del
Destino. Ao, il padre degli dèi, perde le staffe. Invece di avviare delle
indagini serie o, al limite, colpirne uno per educarne cento, decide che è
meglio fare una bella rappresaglia. Come un Byron Moreno qualsiasi, espelle
tutte le divinità dalle loro agiate residenze sui piani esterni e le fa
precipitare sul Piano Materiale. Tutti, tranne Helm che evidentemente è il suo
cocco o deve essere l’unico con un contratto da dipendente pubblico. Lo piazza
a fare l’usciere — del resto è il dio della Vigilanza, no? — della
scalinata che permette di ascendere nuovamente al rango perduto (nota:
l’immagine nel modulo mi ricorda la Sentinella di Talisman, quella che
impedisce il passaggio dalla regione esterna a quella mediana).
Quindi le incarnazioni degli dei, gli avatar insomma,
decidono che bisogna trovare il mattacchione che ha fatto arrabbiare babbo Ao e
dargli una rotta di scapaccioni. ’Sta roba degli dei che camminano in mezzo
agli uomini deve aver ispirato Gaiman e il suo American Gods. Se così fosse, sarebbe l'unico merito della serie.