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martedì 11 agosto 2026

L'epica storia di Dungeons and Dragons - Episodio 1

Di recente mi sto dilettando nella lettura di diversi libri che parlano della nascita del nostro hobby, quello di cui ormai tendo più a parlare in maniera nostalgica come rievocazione della giovinezza e della amalgama con gli amici di sempre, piuttosto che giocare al tavolo. 
Ho scoperto questa passione per gli albori spinto da serie televisive come "The Toys That Made Us" (it. I giocattoli della nostra infanzia) e "High Score". La visionarietà dei pionieri ha, a mio modo di vedere, un valore indiscutibilmente superiore al design successivo, che si occupa perlopiù di ammodernare il prodotto secondo il gusto maggioritario - inseguendo la clientela, piuttosto che guidarla - ricavato tramite ricerche di mercato dettate dal reparto marketing.
Il mainstream non può per definizione produrre controtendenza, caos, quindi novità ed evoluzione. Sta sempre all'indie sperimentare, cucire, ammodernare, prendersi dei rischi per emergere. Il pop quindi prende il meglio dall'alternativo - ad esempio la meccanica di vantaggio e svantaggio derivata da The One Ring - per distribuirla alla massa.
Per questo credo che il migliore editore attuale sia Free League, che prima con lo Year Zero Engine, quindi con l'acquisizioni di licenze prestigiose, sta rilasciando sul mercato prodotti di altissima qualità dal punto di vista di contenuto, continuità e grafica. 
Allo stesso modo, credo che mai come adesso - pur dicendo per sempre grazie a Stratelibri - siamo benedetti da un editore italiano del livello di Need Games, che crede veramente nella mission di portare il gioco di ruolo nel Belpaese. Ciò si nota riconoscendo che la loro politica non prevede solo il lancio di titoli spot, ma si impegna a consolidare le linee editoriali con tutte le espansioni, che normalmente sono meno fruttifere dei regolamenti base. 

venerdì 13 dicembre 2024

La nuova vita di Dungeons&Dragons versione Mentzer!

Ben ritrovati,

di recente mi è capitato di leggere su Facebook un commento che mi ha lasciato attonito. In  corrispondenza a un post che pubblicizzava una webzine gratuita, - nei suoi articoli parlava di D&D 5.5 - un utente si esprimeva così:

“D&D finisce con la 3.5”.

Tralasciando il fenomeno dei commenti sempre più sgradevoli sulle piattaforme social – basti guardare la pagina italiana di D&D dove sono annunciate le uscite, che pullulano di critiche alle traduzioni provenienti da novelli e autoproclamati Gianni Celati - ovviamente ho strabuzzato gli occhi e mi si sono seccate le fauci. Il motivo è ovvio. Chiunque mastichi un po’ di gdr sa che la cosa più vicina a Dungeons&Dragons sono i numerosi retrocloni presenti sul mercato. Uno per tutti, forse il più celebrato in Italia, è Old School Essentials localizzato da Need Games, che si rifà al D&D base in versione Holmes: la cosiddetta B/X.

La verità è una e una sola: dal 2000 in avanti nessuno ha più giocato veramente a Dungeons&Dragons.