A dar retta alla mamma di Victor Mancini, il protagonista del romanzo Soffocare di Palahniuk: “L'arte non nasce mai dalla felicità". Volendo scomodare anche Goliarda Sapienza – l’autrice de L’arte della gioia – potrei aggiungere la massima: “Scrivere significa anche togliere tempo alla felicità”.
Il terzo episodio della saga sulla nascita di D&D (quit rovate la puntata precedente) sembra confermare appieno queste teorie.
Gygax e Arneson non navigano certo nell’oro, sono due
caratteri per certi versi agli antipodi, ma condividono interessi – per l’epoca
– così peculiari da non poter fare a meno di collaborare. Non pare affatto una
miscela perfetta. Per come sto introiettando questa storia, il primo mi sembra
crederci molto più del secondo, anche perché per Gygax, a un certo punto, la
faccenda diventa una vera e propria lotta per la sopravvivenza, modello La ricerca della felicità.
Nel mio piccolo, l’immedesimazione viene da sé. Da quando
sono al mondo ho portato avanti sempre più di un progetto alla volta: studio e
lavoro, per dare l'idea della situazione più classica che in diversi potrebbero aver vissuto, intramezzando questo
carico con lo sport – attività imprescindibile – e gli hobby di cui già sapete.
Questa iperattività forsennata si palesa specie durante le
ferie, quando il tempo dovrebbe scorrere più lento e auspicabilmente all'ozio. Se vi accorgete di non
riuscire a rallentare, se vi sentite in colpa quando non raggiungete un minimo
obiettivo giornaliero e se pensate che, proprio perché per qualche settimana la
vita vi appartiene, allora è giunto il momento di darci dentro più di prima,
cosa posso dirvi? Mi dispiace per voi, condividiamo lo stesso pianeta. Che poi
è lo stesso in cui orbitavano i nostri protagonisti.
È forse il sintomo di una sottintesa infelicità che
vagamente vi assilla?
Per una volta - se vi va - mi piacerebbe leggere la vostra opinione nei commenti. Se invece non ne avete voglia, posso capire: in fondo sono fatti vostri…