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mercoledì 10 agosto 2022

Gli Sproloqui del Grognardo: il Cacciatore di Regolamenti

Ciao,

capita anche a voi quando passate vicino alla libreria dove rimangono – ordinatamente e in bella mostra - i manuali con i quali avete giocato negli anni della giovinezza, di provare un attimo di nostalgia? Quelle volte che mi accade, scorro i titoli dei volumi con una rapida occhiata e ne scelgo uno. Spesso, confesso, sono sempre i soliti a finirmi tra le mani: gli amici fidati di una volta. Annuso le pagine, poiché quella stampa aveva un odore piacevole, dolce, e mi metto seduto a sfogliarli. Se mi colpisce un dettaglio che mi ero dimenticato, mi soffermo e aggrotto le ciglia stupito. Il più delle volte, però, mi rendo conto di avere ancora la memoria limpida e ripongo con delicatezza il tomo dopo poche decine di secondi. La nostalgia è una brutta bestia, me ne rendo conto. Ci sono giocatori, ne conosco diversi, che famelicamente cercano le stesse emozioni in nuovi amori, con alterne fortune. Io li chiamo i cacciatori di regolamenti.

C’è qualcosa di romantico in questa ricerca senza fine. Molti, moltissimi giocatori – di ruolo, ma ovviamente anche di giochi da tavolo – sono collezionisti. Saltano di titolo in titolo come fossero avventure di una notte. Acquistato un gioco e magari fanno una partita, magari no, rarissimamente una campagna. Per qualche motivo non c’è il tempo. Per qualche motivo, ora che si possono permettere quello che desiderano e sono circondati dall’opulenza, non riescono più ad approfittarne e ad approfondire. Però accumulano. Riempiono scaffali in compenso. Poi quando il posto nella libreria è terminato vanno all’IKEA e comprano un'altra scaffalatura. Nei casi più critici, se i muri sono già occupati, usano gli armadi. I vestiti lasciano spazio allo scatolame.

martedì 9 maggio 2017

Le interviste del Grognardo: quattro chiacchiere con Gianna Masetti

Ci sono persone che, indirettamente, con i loro articoli mi hanno preso per mano e accompagnato in un mondo di fantasia. Due erano le pubblicazioni la cui uscita attendevo con ansia, quando ero un ragazzino di 12-14 anni: i Dylan Dog di Tiziano Scalvi e Crom della defunta Black-out editrice.
 
Senza l’ausilio di una solida base di inglese e senza la Ryan Air a portarti in giro per l’Europa, la mia Londra era quella dell’indagatore dell’incubo e il mondo del fantastico era quello narratomi da una serie di “fratelli maggiori” che erano allora le firme della prima fanzine italiana e che oggi mi onoro di avere come amici di Facebook o frequentazioni della medesima associazione ludica.
 
Tutto quello che dicevano mi pareva meraviglioso e intrigante. Se avete letto un poco l’Orto già sapete che tra i miei autori preferiti c’erano Gianna Masetti e Yossarian, il disegnatore di Manco li Cani,le cui puntate ho riproposto su questo blog.
 
Qualche tempo fa ho scritto a Roberto Di Meglio perché mi interessava proporre un’intervista a Gianna per la rubrica il Grognardo in Rosa e perché, dopo 20 anni e passa, desideravo mi svelasse chi si celava dietro il misterioso pseudonimo del disegnatore di Manco li Cani.

venerdì 3 giugno 2016

Il Grognardo in Rosa: il Primo Live

Salve a Tutti,

apre una nuova rubrica dell'Orto: il Grognardo in Rosa.

Se ne sentiva il bisogno perché il gioco di ruolo, come il calcio, come la boxe, come fare la pipì in piedi è un'attività quasi esclusivamente maschile. Scrivo quasi, solamente poiché, recentemente, ho potuto assistere alle prime contaminazioni di genere (sarà per i romanzi della Rowling, per i film di Jackson, per il successo di Big Bang Theory, ma qualcosa pare sia successo negli ultimi 15 anni). Gianna Masetti, sempre sia lodata, ne parlava ampiamente nei suoi resoconti su Kaos e già mi sono permesso di ripescare un suo articolo dei tempi andati. 
Non so se sia la parola "gioco" a mietere sul nascere l'interesse del gentil sesso, o i temi trattati, o il modo in cui essi vengono portati in scena, o meglio ancora, chi li pratica.

Sono domande a lungo dibattute, certo è che, anche con la più buona volontà, non mi posso permettere di approfondire questi argomenti, senza avvalermi di un esperto. Ho così gentilmente chiesto ad una giocatrice di farmi da consulente e pubblicare, speriamo con regolarità, qualche articolo sulle sue avventure in un mondo che sa un po' troppo di "uomo che non deve chiedere mai"!

Maria, la nostra guida, è salernitana, ha abitato per diversi anni a Modena, ma da qualche mese è tornata ai lidi natii. Lì prosegue la sua attività ludica, per quanto ne so gioca a Pathfinder e non è per niente digiuna di giochi da tavolo. Se non ricordo male subisce il fascino dei dadi, mentre rimane piuttosto fredda davanti a giochi in stile teutonico o che simulino conflitti bellici.

Beh, ci siamo scambiati qualche messaggio dove le ho posto i fatidici quesiti: perché le donne non giocano? le Dungeon Mistress sono come le Entesse? può il giocatore di ruolo avere il fascino maschio di Marlon Brando?

Ho un'idea delle risposte, ma ovviamente le mie sono supposizioni. Sarà Maria a darci un punto di vista differente, dall'alto delle sue (dis)avventure con una ciurma di svitati!

A lei la parola.     


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La prima volta che mi fu proposto di partecipare a una sessione di D&D accettai con un po’ di perplessità. Ero attratta da questo mondo fantastico e appassionata del mondo fantasy da sempre, mi ritenevo una piccola nerd in erba, pronta ad affrontare il grande passo del gioco live. Non sapevo quello che mi aspettava, ma nutrivo grandi speranze di poter essere all’altezza di calarmi completamente nei panni di una grande eroina pronta a salvare il mondo dalle insidie del male.

Non sapevo quanto la realtà mi avrebbe dato torto.

Ero l’unica ragazza al tavolo, e ovviamente tutti gli sguardi erano puntati su di me. C’era chi mi guardava con aria interrogativa, chi si stava chiedendo quanto ne sapessi del gioco, chi da subito si approcciò a me come con una scolaretta alle prime armi e chi semplicemente mi ignorava già pregustando la sessione con fare sognante. Il master, la povera anima che mi aveva proposto di giocare, era l’unico a preoccuparsi che fossi a mio agio e cominciò ad elencarmi quelle che sarebbero state le attività della serata, probabilmente non avremmo giocato quella sera, dovevamo CREARE LA SCHEDA. Pensai tra me e me “un’intera serata solo per creare la scheda? E che sarà mai?!?”. Per non fare brutta figura avevo cercato su internet le meccaniche del gioco, come funzionava il tiro dei dadi, come si combatteva ed ero rimasta affascinata dal meccanismo pur capendoci onestamente davvero poco. Quando tutti furono pronti, finalmente ci sedemmo…e iniziò il delirio.


sabato 8 marzo 2014

D&D e l'8 Marzo, come coniugare l'atavico dilemma della donna e del drago?

Anche quest’anno è arrivato l’8 Marzo e ognuno di noi andrà in giro a procurarsi la mimosa per gratificare tutte quelle figure femminili che, da quando siamo bambini, hanno vegliato i nostri passi. Sicuramente ce ne sono state svariate, si saranno passate il testimone, ed ognuna avrà avuto la sua valenza sulla nostra personale formazione: non a caso si dice che dietro un grande uomo c’è sempre (almeno) una grande donna.  

Retorica a parte, penso sinceramente sia una festa importante, dal significato profondo, ancor più profondo per ogni bipede maschile con abitudini ludiche più o meno radicate. Certo perché questa ricorrenza ci rammenta che esiste anche l’altra metà della mela. Lo ammetto candidamente: anticamente, ai tempi della mia adolescenza (e forse anche un po’ più avanti negli anni), avrei negato tutto se una ragazza mi avesse interrogato circa i miei passatempi. Mai e poi mai avrei confessato di possedere qualche libricino, diciamo manuale, insomma una mezza biblioteca di tomi in inglese che regolavano e descrivevano nei minimi dettagli un mondo che non esiste. Per fortuna giocavo a pallone e questo mi dava un alibi sufficiente per apparire normale (vabbè, su quest’ultimo punto discutiamo poi in separata sede).