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venerdì 16 ottobre 2026

Se le fatate giocano a D&D: quando il fenomeno Romantasy arriva al tavolo da gioco

Ammettiamolo: per chi è cresciuto a pane, mappe coi quadretti e orchi puzzolenti nel buio di un dungeon, l’idea del gioco di ruolo è sempre stata legata a concetti piuttosto pratici. C'è un mostro, gli tiri addosso una palla di fuoco; c’è una porta chiusa, la sfondi usando il nano come ariete; non sai valutare un pericolo, tieni d’occhio l’elfo, solitamente il primo a telare se si mette male.
Tutto filava liscio, ogni situazione sembrava avere un contorno tratteggiato e rassicurante, fino a quando attorno ai tavoli in legno e alle schede dei personaggi è accaduto qualcosa di imprevisto. Quell’avvenimento ha rimesso in discussione ogni nostra certezza.

Sia chiaro: come tutti i giocatori abituati a lanciare D20 da prima degli anni ‘90, sto assistendo alla nuova era del GdR con lo stupore di chi si trova a rimirare un prodigio. Figure con silhouette aliene hanno preso a popolare le nostre sessioni, deragliando con fiero candore l’etichetta conosciuta nelle terre selvagge. Una trasformazione di costume che sta apportando molti indiscutibili benefici, soprattutto nella vita reale. I giocatori hanno preso a lavarsi e mettere il deodorante prima delle sessioni; le formule magiche intonate a colpi di rutti parlati sono memoria di cui si sussurra nelle antiche taverne, al pari delle leggendarie terre di Atlantide. I DM hanno finalmente adibito a saletta da gioco una stanza pulita, ordinata e illuminata a dovere, invece del solito garage/sala prove che nei lustri ha causato artrosi e reumatismi diffusi al gruppo. Biscotti e torte fatte in casa, tisane al finocchio, limone e zenzero affiancano il cibo spazzatura, unico vizio duro a morire nell’ambiente.

Ma partiamo dall’inizio, c’è bisogno di un flashback…