sabato 18 novembre 2023

10 Anni di Forgotten Realms 41100 MO

«Ah, come passa il tempo…» Dirnal era particolarmente nostalgico quel giorno. Il tiepido scoppiettare dei ceppi nel camino mitigavano il colpo di coda dell’inverno che investiva Mirabar e il Palazzo delle Udienze. L’anziano nano si avvicinò alla vetrata e osservò il panorama. La vista del Dorso del Mondo, l’immensa catena montuosa che per convenzione sanciva il confine ultimo della civilizzazione, era una spettacolo che lasciava senza fiato ogni visitatore. «Sarebbe tempo di tornare in viaggio…» borbottò.

E come, Portatore? Le gambe non ti dolgono, oggi? Vuoi forse rinunciare alla tua passeggiatina sulle mura in compagnia del giovane Etihw, che ormai ti è caro come un figlio?

Dirnal sbuffò, Whelm non aveva tutti i torti, aveva un’età, le gambe erano ogni giorno più pesanti ed Etihw era ormai pronto a raccogliere la sua eredità.

Anche tu lo pensi, dunque?

«Ho pensato “ormai”, non “è pronto”, stupido schiaccianoci!» ruggì Dirnal, «Fosse per me ti lascerei subito in mano al ragazzo, ma non desidero condannarlo alla tua scomoda presenza. Sempre a origliare e ascoltare! Non merita anche lui questa condanna. E poi non ha sufficiente controllo, è ancora troppo incauto.»

Perché, forse tu sei mai stato cauto?

Dirnal sbuffò di nuovo, stupido schiaccianoci…

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 Il cervo stramazzò a terra sollevando una nuvola di polvere. Il cacciatore si avvicinò alla bestia agonizzante. Sfoderò una lama di foggia nanica, si piegò sull’animale e recise la gola. Osservò il sangue scuro sgorgare copiosamente. Quando l’animale fu completamente dissanguato, legò le zampe posteriori ad una leggera corda argentata e l’appese a testa in giù ad un ramo. Prese a scuoiarlo.

«Puoi riposare un attimo se desideri, è tutto il giorno che lavori» disse Ryll.

«Se c’è una cosa che odio, e dovresti saperlo, è riposare» rispose acido Halfgrimur, gettando di lato la testa del cervo.

«Quello che odi realmente è stare un giorno senza rubare una vita al creato.»

«Già, forse non hai tutti i torti. Certo potevi evitare di accompagnarmi, sapendo di avere un animo così compassionevole.»

«E quando dovremmo parlare, allora? Sei sempre preso a progettare qualche scorribanda o a rimirare l’orizzonte come una bestia ferita.»

«Eccoci…»

«Cosa c’è, la Grande Foresta non è ampia abbastanza a confronto di Cormanthor? O pensi a qualche tuo amichetto?»

«Ryll, per favore.»

«Io non ti sopporto più…»

«Nemmeno io, ma non per questo ti sto addosso a vomitare veleno.»

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 Zeke si svegliò di soprassalto, sudava freddo e la stanza vorticava. Afferrò appena in tempo il secchio di sicurezza, che teneva sempre a fianco al letto, e gli vomitò dentro la cena della sera prima. Ora che si era liberato lo stomaco stava meglio. Si ridistese cercando spazio tra due corpi femminili, un’elfa scura e una tiefling. Non avevano sentito nulla, strafatte come erano di funghi allucinogeni o oppiacei. Ah, le baldracche, che grande invenzione! – pensò. Appoggiò una mano per saggiarne le rotondità e cercò nuovamente il filo del sonno perduto. Niente, tutta la fortezza di Undermilk era silenziosa, cadaverica, come il suo antico Re.

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Era una notte estiva a Waterdeep e il quartiere commerciale, al solito, brulicava di avventori, imbonitori e viandanti in cerca di un buon affare. «La fortuna… è una chimera» disse una voce, «Meglio, la fortuna è sopravvivere al veleno di.. una viverna!» sentenziò Imong con uno sbuffo di fumo della sua pipa, «Mi dica… buon uomo, cosa chiede di questo tomo… liso e sfatto?»

Il venditore quasi si offese a quella affermazione, non c’era alcun tomo rovinato sulla sua bancarella: era vero, vendeva tomi magici di seconda mano, perlopiù rinvenuti nelle profondità delle grotte dimenticate che caratterizzano la Costa della Spada, ma sicuro che era merce di un certo valore!

«Signore, ehm, si sta sbagliando. Forse non è molto esperto di questi oggetti. Se lo lasci dire da uno che il mondo l’ha girato, e che ha visitato in lungo e in largo il continente: libri come questi sono rari e potenti…» squadrò lo gnomo, un esserino guercio, con un orecchio abbassato e l’altro mezzo mangiato, vestito – doveva ammetterlo – con un certo riguardo, ma nel complesso dall’aspetto insignificante.

Imong sorrise, facendo scintillare uno dei suoi denti d’oro «No» disse, «in effetti non mi interesso molto di queste anticaglie, sicuramente ha ragione lei. Magari mi faccio un giro per il mercato e cerco qualcosa più adatto a me.»

Il mercante sorrise mentre seguiva con lo sguardo l’avventore, aveva messo a posto quell’impertinente. Solo quando lo gnomo era oramai scomparso tra la folla realizzò che dalla bancarella era scomparsa la sua arpa canterina.




Ero già un bambino completamente formato di fuori e di dentro, durante la notte facevo ormai dei sogni complicati e terribili, di giorno poi partivo per le grandi avventure, galoppando per esempio sul cavallo a dondolo con la lancia, la spada, la corazza, via per il deserto, invincibile principe indiano, oppure scavando nel fienile, sotto il culmine del tetto, misteriosi cunicoli che portavano alla stanza segreta del tesoro. Già ero insomma un bambino scatenato e fantastico.” da Ricordo di un poeta, La Boutique del Mistero – Dino Buzzati.

Cari Tutti,

quando scrissi un articolo sulle vicende di questo blog per i suoi 5 anni di vita pensavo avessimo toccato uno stimabile traguardo di resistenza. Ora che di anni il blog ne compie 10, si può dire – guardandomi indietro - che contenga un pezzo di vita.

Lo sapete meglio di me, gli eventi ai quali abbiamo assistito e ci siamo nostro malgrado dovuti piegare negli ultimi tempi potevano - forse lo hanno fatto - segnarci. Per qualche tempo le storie dei nostri eroi immaginari sono diventate meno incredibili di quelle della vita vissuta: gli accaparramenti e le file ai supermercati, il coprifuoco, la conta dei morti e dei malati in terapia intensiva, la fine della socialità, la solitudine.

Ognuno si è difeso come ha potuto: chi ha cucinato, chi si è palestrato in soggiorno o in garage, chi portando a pisciare fuori il cane. Altri, molti a conti fatti, si sono fatti scudo giocando di ruolo. Le piattaforme online sono diventate un crocevia di passatempi, che prima erano conosciuti ad una ristretta cerchia di appassionati. Per noi, per me almeno, invece è stato un momento di pausa.

Non che non ci abbia provato, anzi.

Ho partecipato a sessioni del Richiamo di Cthulhu, di Sortilegio e Guerre Stellari (rigorosamente D6) su Roll20, o semplicemente su Meet. Tutti esperimenti impeccabili, messi in piedi con competenza, abilità e studio, per rallegrare le serate del nostro forzato isolamento. Mi sono anche divertito, ma qualcosa mancava… terribilmente.

Forse ai più giovani va bene questa modalità, ma per chi ha conosciuto il gdr alla vecchia maniera non era possibile andare avanti a lungo con quell’andazzo. Durante la pandemia mi sono reso conto che non mi mancava il gioco in sé, mi mancava la convivialità tipica delle sessioni in presenza. Abitare i luoghi assieme, farne la propria tana con stinking cloud e pemanency, mangiare cibo spazzatura, alzarsi e sbavare sul tavolo nei momenti di tensione, insultare il Master culone. Se poi qualcuno dei partecipanti si assopisce durante la sessione – cosa che a me è capitata più di una volta nel gioco on line - lo si può lasciar fare, non succede nulla. L’importante è rimanere uniti.

Nel 2023, dopo un 2022 di prove di rinascita, siamo tornati. Solita campagna, vecchi personaggi, sempre più compagni di merenda (per chi ricorda Vanni e Pacciani), piuttosto che eroi senza macchia e paura. Sarà l’età, saranno le intemperie, anche i nostri eroi, si sono ingrigiti. Sono venuti a patti con le loro debolezze e con l’ineluttabilità di un mondo che prosegue la sua evoluzione, con o senza di loro. Sì, perché il D&D si avvia verso un 2024 di trasformazioni, una nuova edizione dove le caratteristiche dei personaggi saranno modificate non più dalla razza prescelta, ma dalla professione, dal background (e noi che pensavamo che background servisse a dare profondità al nuovo nato, ci troviamo a scoprire che invece è un’ulteriore meccanica di gioco… piccolo spazio polemica, pubblicità!).

Negli ultimi 10 anni abbiamo attraversato un’edizione intera, e personalmente non ho giocato nemmeno una campagna ufficiale (sebbene la mia vena collezionistica mi abbia portata a comprale tutte). Ironia della sorte, da giocatore, ho partecipato nei panni dello sclerotico Grum, un goblin sciamano privo – per principio – di qualsiasi incantesimo di cura, solo alle avventure di “Racconti dal Portale Sbadigliante” che avevo saltato durante il passaggio alla terza edizione, perché la terza non l’ho mai giocata. Il gruppo, uno dei più spassosi che ricordi, era una combriccola dal sapore boccaccesco, un’armata brancaleone prestata al fantasy prima della pubblicazione di Brancalonia. La Compagnia di Porta Aperta (nome in onore di un’associazione di volontariato modenese, che ha la finalità di combattere la povertà e le disuguaglianze) era formata da un goblin ciarlatano, un coboldo piangina, un bardo farlocco, un barbaro stupido come la melma, un tiefling trans, un uomo lucertola guerriero - il mitico Franco Carunchio - e sicuramente dimentico qualcuno al momento. Gran party! Basti dire che, pur con personaggi del genere, abbiamo smontato dungeon ben pensati come La cittadella senza sole e la Forgia della furia in metà del tempo previsto. Personaggi senza speranza, ma giocatori veterani che negli anni hanno visto cadere i propri alter ego in qualsiasi modo e luogo, gran parte di queste morti – lo sapete anche voi, poiché è storia di tutti i giocatori che si rispettino  – senza dignità alcuna. Di quegli incauti eroi caduti, noi giocatori raccogliamo i frutti e i PX.

I miei amici hanno giocato anche più di me. Qualcuno ha completato la Tirannia dei draghi e la Maledizione di Strahd, qualcuno Discesa nell’Averno, qualche altro Fuori dall’Abisso, sicuramente La Miniera Perduta di Phandelver. I più giovani, i ragazzini che 10 anni fa avevano 15/16 anni e oggi sono giovani uomini, ne hanno provate ben di più, ma non vi annoierò con un altro elenco.

 

In questi 10 anni, dal 2016 in avanti in particolare, cioè dall’uscita su Netflix di Stranger Things, Dungeons and Dragons è poi diventato un fenomeno di costume, la cui popolarità mi ha sorpreso. Sono lontani i tempi nei quali nascondevo il Manuale del Giocatore nello zaino della scuola, temendo che le mie compagne di classe scoprissero che ero un nerd. Ai tempi dell’adolescenza sospettavo che il solo pronunciare la parola “gioco di ruolo” annullasse le mie possibilità di accoppiamento. I ricordi si confondono: forse lo temevo perché era così.

Gli anni 2000 (ma se vogliamo essere precisi si parte dal 1997 con la pubblicazione di Harry Potter) sono stati fertili per la crescita di una generazione di trentenni imbevuti di fantasy. Questa rivoluzione culturale è stata trasversale ai generi. Come conseguenza, con la crescita di questa generazione “pop”, a noi avanguardie è diventato chiaro come sia finalmente possibile girare alla luce del sole (siamo un po’ bianchini, eh!). Oggi è possibile bere una birra in un pub e conversare con una ragazza appena conosciuta dei personaggi del Trono di Spade. Le fiere si sono riempite di babbani, i genitori quarantenni hanno trascinato i pargoli nel mondo fantastico che forse non prevedevano di calcare nuovamente. Per qualche anno, grazie al fenomeno dell’Adventurers League, abbiamo avviato decine di ragazzini al gioco di ruolo. È stato emozionante riconoscersi in loro: vederli torturare goblin innocenti davanti alle madri esterrefatte dell’immersività alla quale assistevano («sa, a casa non sta mai così fermo…»).

È così successa quella cosa incredibile sulla quale anche il più ottimista di noi non avrebbe scommesso un euro: hanno tradotto D&D! Cioè, forse non è ben chiaro il concetto, è successo che in Italia ci fosse un mercato che giustificasse questo investimento e che la Wizards of the Coast volesse prendere direttamente il controllo del prodotto. Robe turche, insomma.

 

A poco più di un mese dal 2024 e dall’anniversario di D&D – che compirà 50 anni a primavera - ritorno allora a quell’esortazione che mi fece nel 2013 il mio amico Lorenzo: «Che ne dici se per i 40 anni della TSR proviamo a riprendere in mano i manuali e ci facciamo una partitina?». Risposi più o meno così: «Ok, una roba breve però, che non so se mi diverto ancora con queste cose…»

Oggi come allora non so dire se quella che abbiamo vissuto sia stata una bolla. Nel momento in cui scrivo ci sono due guerre terribili in atto, e non se ne vede la fine. Migliaia di bambini uccisi che dovrebbero giocare, si devono invece disperare, sempre che nel conflitto non perdano la vita.

Dati gli eventi non posso chiudere positivo come vorrei su quello che ci attende, dicendo che vorrei continuare a praticare questo passatempo fino alla pensione. Mi accontento per ora di quello che è stato: ho conosciuto meglio persone per le quali nutro affetto, nuove relazioni si sono avviate e persistono nonostante gli impegni di una vita. L’unica cosa della quale sono sicuro è che il gdr è il nostro collante e quando propongo la data di una sessione ottengo più successo di quando organizzo una bevuta al pub. Siamo dei nerd, che ci volete fare…

5 commenti:

  1. Come al solito è un piacere (ri)leggerti. Quanti spunti interessanti sollevi, non credo che il mio intervento possa aggiungere granché al post ma ce lo metto comunque.
    Gioco online: un mio amico lo faceva con un paio di gruppi che però si sono persi per strada, probabilmente perché l’emergenza sanitaria era finita. Con lui ho giocato a Tomb of Annihilation, che dobbiamo ancora finire, insieme a un altro amico che vive in Francia. Non ricordo su quale piattaforma ci vedevamo, so solo che l’ultima volta che ci siamo visti era diventata a pagamento, e dovevi fare un abbonamento se non volevi essere interrotto per tot minuti dopo un’ora. Ovviamente in questo caso, con gente sparsa in giro per il mondo, era un buon metodo per giocare. A proposito degli abbiocchi online, l’amico in Francia ogni tanto si addormentava ma incredibilmente tornava arzillo appena si parlava di politica francese.

    Della prossima edizione di D&D ho sentito che non ci saranno i modificatori della razza, mi hanno venduto la cosa (ammesso che sia vera) come ennesima concessione al politically correct. Il discorso che fai sul background mi trova concorde, già adesso trovo ridicolo che nella Quinta si debba determinare a caso lanciando un dado, anche se è ancora più ridicolo che le motivazioni e altri dettagli della personalità e della storia del personaggio siano a loro volta determinati casualmente.

    Il prossimo anno faranno 50 anni di D&D, ma quest’anno a Lucca si sono celebrati i 40 della Scatola Rossa, con una bella conferenza:
    https://www.fucinemute.it/2023/11/i-quarantanni-della-scatola-rossa/

    Niente male la Compagnia di Porta Aperta.

    PS: stinking cloud e permanency nella “tana”?! ok, non voglio sapere…

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    1. Ciao Luca,

      come sempre, è bello anche per me ricevere un tuo commento.
      Forse come piattaforma utilizzavate Zoom?
      Devo dire che mi hai stupito, Tomb of Annihilation? Ciò significa che alla fine hai ceduto anche tu e ti sei dato alla 5e. O avete fatto la conversione D&D base? Forse Old School Essentials?
      Anche se aspetto la tua risposta, non credo. Sarebbe un approccio troppo ortodosso anche per te, ahah.

      Quando mi hai raccontato del tuo amico francese che va in catalessi, ma si ripiglia appena si va sulla politica, sono morto!
      Durante le sessioni COVID ci divertivamo a osservare i caduti. Quand’è esattamente che siamo diventati anziani?

      Circa l’ultima affermazione, noi non abbiamo mai determinato il background casualmente, ma per esempio in Forbidden Lands trovo la creazione del PG randomica veramente interessante. In pratica puoi limitarti a scegliere razza e classe e poi tutti gli skill e i talenti sono un derivato del background (es. hai partecipato ad una battaglia? Ottieni un dado in Melee). Idem per l’equipaggiamento. Fa un po’ mostro errante, se vuoi.

      A presto!

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    2. A testimonianza del fatto che sono diventato vecchio non ricordo qual era la piattaforma per il gioco online...
      La Quinta è stat più che altro un'imposizione del Master, a cui piace molto. Adesso gli sto facendo quando posso una rassegna di vecchi gdr e sta un po' rivedendo il suo giudizio!
      Credo che figli e/o carichi di lavoro sempre maggiori siano ciò che rende anziani.
      PS: il fatto che "Imong" sia il contrario di "gnomi" non è casuale, vero?

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    3. Mi era venuto in mente Zoom, perché mi sembra di ricordare che fino all’ora di tempo sia gratuito. Magari mi sbaglio. Il nostro attaccamento ai gdr dell’infanzia, anche a detta di qualche amico della nostra generazione, è forse un po’ quella degli anziani che si comprano il porsche d’epoca.
      Pensa che io credo che i figli ti mantengano giovane: magari invecchi prima fisicamente, ma rimani in linea con la contemporaneità anziché ancorarti ai ricordi.
      P.S. è casuale come il fatto che “Ituttof” sia il contrario di “fottuti”.

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    4. Beati gli anziani che si comprano la Porsche! Io manco una woodgrain box.
      La piattaforma poteva essere Zoom, ma forse la confondo con Google Meets o Teams o Discord...

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