Salve,
nella sempre illuminata ricerca del bello, ieri ho assistito
al concerto dei Baustelle a Bologna. Pieni di omaggi per gli anni ’80, dopo le
sinfonie di “Fantasma”, tornano più pop che mai. Ma l’immagine che mi porto
dietro non riguarda il gruppo, bensì è quella di una ragazzina che gli ultimi
venti minuti di spettacolo non ce l’ha più fatta, ha abbandonato le comode
poltrone dell’Europa Auditorium e si è messa
a saltare come un grillo sotto al palco. Tempo un minuto si era scatenata una
bolgia danzante. Bellissimo. Confesso di avere una mezza idea di replicare a
Reggio Emilia l’8 Aprile.
L’emozione è spesso un sentimento collettivo, tanto
travolgente e trascinante quanto condivisa. Mi capita di trascendere nelle goliardate
con gli amici, alle partite di pallone, ai concerti e al tavolo da gioco. Che
ci volete fare, siamo animali sociali: la bevuta solitaria e sintomo di
tristezza, la bevuta in compagnia di festa; la partita alla tv fa imbestialire
la compagna, la partita allo stadio la porta a inveire contro l’avversario; una
canzone in solitudine è un momento riflessivo, in compagnia è un’onda emotiva
trasversale.
E come possiamo definire un’esperienza di gioco di ruolo, come li classificano
oggi, davanti alla Playstation o al PC rispetto alla loro versione carta e
penna? Mi limito a dire che il secondo pare un momento più sociale.