C’è voluto del tempo. Anni dall’uscita della Quarta Edizione
firmata da Free League, e un bel po’ di mesi da quando Need Games l’ha portatasugli scaffali italiani con una localizzazione impeccabile. Eppure, mi ritrovo
qui a scriverne solo ora. Il motivo è semplice: tra le tante recensioni lette e
ascoltate in questi anni, ho avuto la netta sensazione che quasi
nessuna abbia davvero centrato il punto. Ci si è fermati alla superficie delle
meccaniche, alla nostalgia per il marchio o alla solita solfa del survival
post-apocalittico, mancando il cuore pulsante del titolo in questione.
Per me, poi, Twilight 2000 è una questione
aperta da decenni.
Da ragazzino, nel negozio di giochi della mia città - l'Orsa
Maggiore in piazza Matteotti, dove oggi sta un ristorante specializzato in
piatti a base di carne - adocchiavo quella scatola della prima edizione degli
anni '80 e '90 come un frutto proibito. La guardavo, la assaggiavo con gli occhi ma, non avendo abbastanza denaro in tasca per permettermela, è
rimasta lì, un desiderio irrisolto. Quando Free League ha lanciato il
Kickstarter per la Quarta Edizione non ci ho pensato due volte, per poi
rimpiazzare volentieri quella copia originale con la localizzazione italiana.
Il paradosso? Non ci ho ancora giocato. Il motivo è stato un macigno
psicologico: il gioco è uscito a ridosso dell'invasione russa dell'Ucraina. Con
una guerra vera che bussava spietata alle porte dell'Europa, trovarmi al caldo
di una stanza a simulare una Terza Guerra Mondiale atomica combattuta sulle
stesse identiche terre mi sembrava grottesco. Giocare con le bombe atomiche e
la sopravvivenza tattica mentre i telegiornali mostravano la realtà mi pareva
sbagliato, quasi irrispettoso.
È servito del tempo per distaccare il peso della realtà dal
valore dell'opera. E per capire davvero Twilight 2000, bisogna
analizzarlo scindendolo in due prospettive ben distinte: quella del Gioco
di Ruolo e quella del Gioco da Tavolo.